UBI Unione Bonsaisti Italiana


Oltre 10 anni di storia della nostra associazione


La storia dell’UBI, a partire dalla riunificazione nel 1995 delle tre precedenti Associazioni Nazionali: AIB-ABI-ABAN, può essere interessante per i soci che dieci anni fa non erano nell’Associazione. Per un’associazione, quale l’UBI, dialogare con i propri associati è ancora più importante.
È vitale, in quanto l’UBI non vuole essere un’entità autonoma che si rivolge ad un pubblico, ma un’entità costituita dagli associati stessi e viva solamente se tutti collaborano con la propria opera e soprattutto con le proprie idee.
L’UBI è nata su iniziativa dei responsabili delle tre precedenti Associazioni, i quali, rispondendo ad una richiesta della maggior parte del pubblico bonsaista italiano, hanno creato un’associazione unica che potesse, con maggiore forza, far procedere il bonsai italiano, che tanta stima si è già conquistato nel mondo.
Uno degli errori che parecchi hanno sempre fatto è quello di considerare l’UBI come se fosse una società di servizi, alla quale l’appassionato di Bonsai deve decidere se associarsi o no, a seconda che quanto è stato fatto o proposto gli possa stare bene o meglio convenire.
A distanza di 10 anni le domande che allora ci ponevamo hanno avuto una risposta più che positiva, a conferma che il lavoro svolto dagli amministratori si basava su idee giuste, idee recepite degli appassionati che, con il loro sostegno, hanno consentito di fare dell’UBI la più grande Associazione Europea di Bonsai. Prima Associazione Europea non soltanto per numero di soci, ma principalmente per la qualità dei bonsai creati dai suoi associati, supremazia che si può riscontrare nelle manifestazioni internazionali sia in Italia che all’estero ma soprattutto riconosciutaci dai nostri amici-rivali bonsaisti stranieri.
L’evoluzione del bonsaismo italiano è merito anche di quel seme piantato con la decisione di avere una propria autonomia editoriale.
Il Notiziario di allora e la Rivista “ubiBonsai.it” di oggi hanno consentito di arrivare direttamente agli appassionati con idee vincenti, con articoli basati sulle esperienze dirette di bonsaisti italiani su piante italiane; tanto che in questi ultimi tempi l’interesse della maggior parte degli italiani si è orientato su essenze yamadori autoctone, con la creazione di esemplari tutti italiani che, per materiale e lavorazione possono competere con i capolavori giapponesi. La rivista ha aperto la strada al volume fotografico MIGLIORI BONSAI & SUISEKI UBI. Inizialmente, parliamo dell’anno 1997, questa idea è stata boicottata e contrastata all’interno dell’allora Direttivo UBI.
Si temeva, così come avvenuto, che l’UBI potesse affermarsi in modo inequivocabile nel bonsaismo italiano e, soprattutto a livello europeo e mondiale. Il seguente Consiglio Direttivo, confermato nei 5/7 nel corso degli anni che vanno dal 1998 ad oggi, ha potuto lavorare serenamente e concentrarsi sulle iniziative a favore del Bonsai senza distrazioni di soldi ed energie per liti e contrasti.
L’UBI oggi è l’unica Associazione occidentale e seconda, a livello mondiale, solo alla Nippon Bonsai Association ad avere una editoria propria che pubblica e documenta l’evoluzione del Bonsai nel proprio paese, innescando quelle sinergie che hanno portato il Bonsai italiano ai massimi livelli..
In data 4 Maggio 2008, subentra un nuovo Consiglio Direttivo, composto da Mauro Stemberger, Marino Nikpal, Luciano Granato, Ivo Saporiti, Lorenzo Agnoletti, Emilio Capozza, Antonio Gesualdi, Luca Bragazzi.


Foto del passaggio delle consegne tra l'attuale Consiglio Direttivo ed il precedente.